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CBD e Cannabis light: istruzioni per l’uso

Quello della cannabis light è un mercato in pieno boom, che negli ultimi quattro anni ha fatto molto parlare di sé, accendendo non poche polemiche e sollevando pareri profondamente discordanti tra loro, dai più conservatori ai più antiproibizionisti.

Nonostante la legge che ne permette la produzione in Italia ai fini industriali sia in vigore dal dicembre del 2016, quando si parla della famigerata “erba che non sballa” emerge ancora una profonda disinformazione generale sul tema.

Di sicuro non è affatto semplice comprendere qualcosa in fatto di cannabis dal momento che a tenere le redini del dibattito sono due fazioni nette e distinte, che sostengono tesi diametralmente opposte e talvolta prive di fondamenti scientifici, con l’unico scopo di portare acqua al proprio mulino piuttosto che far luce sull’argomento.

Cercheremo di fare un po’ di chiarezza sul tema e di fornire al lettore una breve (ma essenziale) guida per la comprensione di quelli che sono le proprietà della pianta, gli effettivi rischi e benefici.

Lo scopo di quest’articolo è, infatti, proprio quello di evitare ogni forma di estremismo, dalla demonizzazione della cannabis all’inneggiare alla sua liberalizzazione più sfrenata, ma di imboccare una terza via: quella di un utilizzo, tecnico e collezionistico, responsabile e consapevole.

Cannabis e Marijuana sono la stessa cosa?

Partiamo dunque dall’ABC: cosa intendiamo effettivamente quando parliamo di cannabis e di marijuana.

La canapa, o cannabis, è un genere di piante angiosperme appartenente alla famiglia delle Cannabaceae.

Si distinguono tre grandi varietà di cannabis: sativa, indica e ruderalis, che differiscono tra loro per dimensioni, per le fattezze del fusto e delle foglie e per concentrazioni dei principi attivi.

Le piante di cannabis sono dioiche, il che vale a dire che possono essere di due generi: femmina o maschio.

Dalle infiorescenze essiccate delle piante femminili è possibile un composto resinoso, contenente un complesso di molecole che agiscono a livello del sistema nervoso. Le più conosciute sono il THC, ovvero tetraidrocannabinolo, e il cannabidiolo, meglio noto come CBD. Di queste, solo la prima è responsabile degli effetti psicotropi della pianta.

Dunque, quando parliamo di cannabis stiamo facendo riferimento alla pianta nella sua interezza, mentre il termine marijuana è convenzionalmente adottato per identificare la variante di canapa ricca di THC e quindi ad alto effetto psicoattivo. 

L’origine del termine marijuana

La parola marijuana o marihuana venne utilizzata originariamente in Messico per indicare una varietà di canapa indiana destinata al consumo come sostanza stupefacente.

Successivamente il termine conobbe un’ampia diffusione internazionale come sinonimo di canapa, arrivando a designare genericamente la pianta, prescindendo sia dalla sua composizione sia dal tipo di utilizzo a cui era destinata. Ciò avvenne nell’ambito di un’aspra campagna proibizionista avviata negli USA negli anni ‘30

I toni allarmisti dei media crearono un clima di forte ostilità nei confronti della cannabis, che culminò nel 1937 con la firma da parte del presidente Roosevelt del Marihuana Tax Act, la legge che vietò di fatto ogni forma di uso, coltivazione e commercio della canapa, e che degli Stati Uniti si estese in poco tempo a molti altri paesi del mondo.

Da ciò, l’attuale uso comune della parola marijuana per designare le varietà di cannabis destinate all’uso ricreativo, e per differenziarla dalla canapa cosiddetta industriale, meno resinosa e più fibrosa, impiegata in ambito alimentare, tessile, nella bio-edilizia, per la produzione di carta, bio-plastiche e bio-carburanti.

Fiori di Cannabis

THC e CBD: quali sono gli effetti, benefici e non

Di fatto, tutte le varietà di canapa contengono, in concentrazioni e proporzioni variabili più di 100 diversi tipi di cannabinoidi, sostanze chimiche di origine naturale accomunate dalla capacità di interagire con i recettori endocannabinoidi presenti nel nostro cervello, tra i quali i sopraccitati THC e CBD che sono i più noti e i più importanti.

L’interesse crescente dell’opinione pubblica ha portato la comunità scientifica ad indagarne sempre più approfonditamente le proprietà e gli effetti, e dai risultati della ricerca è emerso che il cervello umano è dotato di un sistema endocannabinoide che si attiva in condizioni di piacere ed è responsabile delle sensazioni di dolore, appetito, umore e memoria.

Il sistema endocannabinoide è costituito da particolari recettori contenuti nelle cellule del corpo umano che vanno ad interagire con sostanze endocannabinoidi prodotte dal nostro stesso organismo, che presentano una struttura molecolare simile ai cannabinoidi presenti nella Cannabis.

Ciò dimostra come il nostro corpo sia naturalmente predisposto all’assunzione dei cannabinoidi.

Com’è stato ampiamente dimostrato, THC e CBD hanno importanti effetti benefici sull’organismo, ma al momento solo del secondo è permessa la libera diffusione.

Vediamo perché.

Perché il CBD è legale e il THC no?

Il THC è il principale composto psicoattivo della Cannabis, nonché quello che la rende illegale in moltissimi paesi. Interagendo con il cervello provoca un rilascio di dopamina, che genera nel soggetto sensazioni di euforia, rilassamento, alterazione delle percezioni spazio-temporali, alterazioni sensoriali, e molto spesso ansia e disorientamento.

L’approvazione dell’uso terapeutico di cannabis contenente un quantitativo medio-alto di THC è dovuta alla forte capacità di inibizione del dolore e stimolazione dell’appetito di questo principio attivo, il che la rende ideale per la somministrazione a soggetti sotto chemioterapia o affetti da malattie degenerative.

Nonostante sia dimostrato scientificamente che il THC non provochi dipendenza fisica, né sia mai stata documentato un solo caso di overdose da tetraidrocannabinolo o cannabis, tuttavia vi è un’alta probabilità che l’abuso causi una dipendenza psicologica, che spesso si accompagna a disturbi della personalità, distacco dalla realtà e annichilimento del soggetto.

Questi effetti psicoattivi del THC che favoriscono ansie, paranoie e disturbi della memoria, costituiscono una forte limitazione dell’uso clinico.

Tuttavia è stato dimostrato che le proprietà del CBD mitigano fortemente gli effetti del THC, e che le proprietà ansiolitiche di questo cannabinoide sono ideali per trattare disturbi dati dall’ansia sociale, dalla depressione o sintomi psicotici, nonché patologie ben più gravi come la schizofrenia o l’epilessia.

Di fatto il CBD impedisce l’eliminazione dei cannabinoidi naturali e si lega ad alcuni recettori presenti nel nostro sistema immunitario, dando sollievo dal dolore e alimentando la capacità di resilienza del nostro corpo in seguito a dei traumi.

Le sue proprietà non psicotrope e i suoi effetti benefici sull’organismo lo rendono sicuro e legale in tutto il mondo; tuttavia la stretta parentela con il THC tende a porre erroneamente sullo stesso piano i due principi attivi.

Quali sono gli effetti della cannabis light

Nella cannabis light il quantitativo di THC è minimo e per legge non può superare la soglia dello 0,6%.

Questa quantità di per sé irrisoria è neutralizzata dal ben più alto quantitativo di CBD, che di fatto ne annulla l’azione psicotropa.

In particolare, le proprietà della cannabis light la rendono estremamente efficace nel trattamento di molteplici disturbi:

  • Ansiolitico: studi scientifici hanno dimostrato come l’assunzione di cannabidiolo agisca efficacemente contro disturbi dovuti ad alcune forme di ansia, come il Disturbo Ossessivo Compulsivo o il Disturbo Post Traumatico da stress;
  • Antinfiammatorio: l’effetto analgesico del cannabidiolo ha un’alta capacità di riduzione delle infiammazioni e del dolore, il che risulta essere un rimedio vantaggioso per soggetti affetti da dolore cronico;
  • Antipsicotico: molti soggetti affetti da schizofrenia o bipolarismo hanno mostrato una significativa riduzione dei sintomi dopo un trattamento a base di CBD. Bisogna sottolineare che non vi è ancora nessuna prova scientifica inconfutabile che le proprietà del CBD siano in grado di arginare questi disturbi; tuttavia l’elevato numero di pazienti che hanno mostrato notevoli miglioramenti porta a ipotizzare che l’azione distensiva del CBD  possa rappresentare un efficace trattamento alternativo contro queste patologie;
  • Antiemetico: una delle più note e ampiamente documentate azioni benefiche del CBD sull’organismo è proprio quella che ha sull’apparato digerente, favorendo la digestione e l’assimilazione dei nutrienti e contrastando nausea e vomito;
  • Antiepilettico: di recente i risultati di uno studio condotto negli Stati Uniti hanno mostrato come la somministrazione di cannabidiolo, in concomitanza ad un regime farmacologico di routine, abbia effettivamente dimezzato il manifestarsi delle crisi, su un campione di pazienti affetti da epilessia resistente al trattamento.
  • Antitumorale: sono tuttora in corso delle ricerche a supporto dell’ipotesi non ancora dimostrata che le proprietà del CBD possano ostacolare la proliferazione delle cellule tumorali. Fino ad ora, ciò che risulta provato con certezza è la capacità di alleviare i dolori di soggetti affetti da tumori, così come di combattere i disturbi dovuti a trattamenti chemioterapici.
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