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Cannabis light e terza età: gli effetti del CBD sulle persone anziane

Quando si parla di cannabis e di effetti del CBD vi è ancora un certo scetticismo riguardo i benefici di questa pianta sul nostro organismo.

Negli ultimi anni, sopratutto in seguito all’emanazione della legge che autorizza la coltivazione e la vendita della cannabis ad alto contenuto di CBD, l’attenzione della comunità scientifica, e di conseguenza anche dell’opinione pubblica, si è catalizzata attorno agli effetti sortiti da questo principio attivo. Gli esiti di molti studi scientifici stanno mettendo in luce i miglioramenti mostrati da pazienti affetti da disturbi di varia natura in seguito a trattamenti a base di cannabidiolo.

Ciò nonostante, gli effetti della demonizzazione subita dalla pianta di canapa in anni e anni di proibizionismo continuano a farsi sentire.

Sebbene non siano stati documentati possibili effetti collaterali dati dal consumo di CBD, le maggiori preoccupazioni a riguardo sono rivolte verso determinate categorie di persone considerate maggiormente a rischio, tra cui: gestanti, neomamme, minorenni e persone anziane.

Ma, concentrandoci su quest’ultima categoria, a dispetto dei pregiudizi, la cannabis può rivelarsi un ottimo alleato per la vecchiaia sotto moltissimi aspetti, che ora vedremo più nel dettaglio.

L’avanzare degli anni porta con sé un naturale declino delle funzioni corporee, così come di quelle cognitive a cui, purtroppo, è impossibile sottrarsi; per di più con la vecchiaia si è più inclini allo sviluppo di disturbi cronici e malattie neurodegenerative, il che fa sì che con il passare degli anni aumenti sempre di più la quantità media di pillole che è necessario ingerire quotidianamente.

Si stima che il 90% degli over 65 assumano almeno un farmaco a settimana, più del 40% almeno 5 farmaci, il 12% più di 10.

Una così massiccia dose giornaliera può implicare, per un anziano, una lunga serie di effetti collaterali, dovuti sia al rischio d’interazione dei farmaci tra loro, sia alla minore capacità di smaltimento dei farmaci dell’organismo in età senile.

Una valida alternativa, ancora poco considerata, è rappresentata proprio dalla cannabis light che, grazie ai prodigiosi effetti del CBD, può offrire agli anziani la possibilità di ridurre drasticamente il quantitativo di farmaci ingeriti quotidianamente.
Naturalmente, è bene ricordare che questi trattamenti non agiscono direttamente sulle patologie, ma solo sui sintomi, garantendo una qualità della vita nettamente superiore.

È inoltre necessario sottolineare che la maggior parte delle prove cliniche fino ad ora effettuate provengono da sperimentazioni su animali, e che i dati raccolti su esseri umani non possono ancora considerarsi esaustivi.

Allo stesso tempo, però, le suddette ricerche hanno messo in luce alcuni effetti benefici del CBD, che potrebbero rappresentare un punto di svolta, ad esempio, nel trattamento di alcune patologie che colpiscono prevalentemente le persone in età avanzata.

Vediamone le principali:

Cannabis e Alzheimer: come il CBD previene la degenerazione delle cellule cerebrali

Il morbo di Alzheimer è un disturbo neurodegenerativo che comporta un progressivo deterioramento delle capacità cognitive e mnemoniche. I sintomi più comuni sono la perdita di memoria a breve termine, la difficoltà di elaborare informazioni e un generale senso di disorientamento.  

Nonostante non vi sia una cura per il morbo di Alzheimer, la ricerca ha dimostrato come la stimolazione del sistema endocannabinoide data dalla somministrazione di CBD ha la capacità di alleviare notevolmente il senso di isolamento sociale, depressione, irrequietezza e insonnia, che normalmente si manifestano nei soggetti affetti da questa malattia.

Ma non è tutto: sono state riscontrati importanti effetti benefici del CBD sulla degenerazione delle cellule cerebrali, che le proprietà di questo cannabinoide contribuiscono a rendere più sane e resistenti, e a prevenirne la morte.

Il CBD come antispasmodico: l’azione della cannabis contro il morbo di Parkinson

Gli individui affetti dalla malattia neurodegenerativa nota come morbo di Parkinson manifestano disfunzioni motorie, tremori, difficoltà a camminare e instabilità posturale.

Nonostante studi clinici più approfonditi siano ancora in corso, diverse sperimentazioni hanno monitorato le variazioni dei sintomi su campioni di pazienti affetti dal Parkinson in seguito alla somministrazione giornaliera di pillole a base di cannabidiolo per un periodo dalle 2 alle 6 settimane.

Sebbene il numero limitato di pazienti sottoposti al trattamento non possa essere considerato rilevante da un punto di vista clinico, i risultati di queste ricerche hanno messo in luce una significativa riduzione dei tic e dei tremolii per effetto dell’azione rilassante e antispasmodica del CBD.

Cannabis e artrite reumatoide: l’effetto analgesico del CBD sui dolori articolari

Il termine generico “artrite” racchiude una vasta gamma di disturbi che colpiscono le articolazioni; si tratta di malattie degenerative croniche di tipo reumatico, che si manifestano con gonfiore, rigidità articolare, arrossamento delle zone interessate.

I risultati di alcuni test clinici condotti negli ultimi anni stanno dimostrato come mediante la somministrazione orale o l’applicazione cutanea il CBD abbia una significativa azione analgesica sui dolori delle articolazioni e, agendo anche come antinfiammatorio, possa ridurre il rossore e il gonfiore delle zone colpite.

Cannabis e depressione: il CBD come regolatore dell’umore

Quello depressivo è uno dei più noti e comuni disturbi dell’umore che influisce pesantemente sulla qualità della vita. I soggetti affetti da depressione, normalmente mostrano una perdita d’interesse per il mondo circostante, variazioni del sonno (insonnia o ipersonnia) e dell’appetito (aumento o perdita), senso di stanchezza e di affaticamento e difficoltà di concentrazione.

In età avanzata, questi sintomi possono manifestarsi in maniera piuttosto accentuata e persistente. Secondo alcuni esperti, ciò potrebbe essere dovuto al fatto che gli anziani hanno maggiori probabilità di entrare in depressione in quanto spesso affetti da malattie croniche oppure a causa della solitudine o di stili di vita poco sani. Inoltre, è altrettanto probabile che l’invecchiamento del cervello comporti una riduzione della plasticità.

In questi casi l’azione del cannabidiolo può rivelarsi particolarmente vantaggiosa, in quanto agirebbe come antidepressivo: alcuni studi, infatti, sembrerebbero dimostrare la capacità del CBD di bilanciare le disfunzioni nel sistema endocannabinoide nei pazienti depressi, in particolare regolarizzando il sonno e l’umore, e stimolando l’appetito.